RIFLESSIONI SULLA RIFORMA DEL TERZO SETTORE: ANCORA PUNTI OSCURI DOPO ANNI DI ATTESA

E’ stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale, lo scorso 18 giugno, la legge delega per la riforma del terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale. Ora la palla passa al governo che entro maggio del 2017 deve approvare i decreti legislativi che renderanno la norma operativa.

Tra proteste e acclamazioni, la legge delega è stata approvata lo scorso 25 maggio con l’obiettivo di definire la nuova identità del terzo settore, cioè quella realtà costituita da oltre 300mila organizzazioni che operano da anni su tutto il territorio nazionale e di riordinarne la fiscalità e la normativa. Dal registro unico nazionale, al codice del terzo settore, dal riordino fiscale all’istituzione del servizio civile universale, fino alla nascita del Consiglio nazionale del terzo settore e della Fondazione Italia Sociale: molti, dunque, le novità introdotte che non sempre trovano tutti d’accordo. 

Sicuramente positiva la nuova definizione di Terzo settore che secondo l’articolo 1 è: il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi. Non fanno parte del Terzo settore le formazioni e le associazioni politiche, i sindacati, le associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche.”

Bene anche l’apertura del servizio civile universale ai cittadini stranieri residenti in Italia e il riferimento, nel testo, all’istituzione del “servizio civile universale finalizzato alla difesa non armata della patria e alla promozione dei valori fondativi della Repubblica”.

Importanti novità sono state introdotte anche per quanto riguarda la valorizzazione del volontariato secondo i “principi di gratuità, democraticità e partecipazione e riconoscendo e favorendo, all’interno del Terzo settore, le tutele dello status di volontario e la specificità delle organizzazioni di volontariato” e in merito alla riorganizzazione dell’impresa sociale con la “ridefinizione delle categorie di lavoratori svantaggiati tenendo conto delle nuove forme di esclusione sociale, anche con riferimento ai principi di pari opportunità e non discriminazione”.

Ciò che proprio non convince è, invece, la creazione della Fondazione Italia Sociale, un organismo che secondo quanto riportato all’articolo 10 avrà “strumenti e modalità di investimento, diretto o in partenariato con terzi, anche con riferimento alla diffusione di modelli di welfare integrativi rispetto a quelli già assicurati dall’intervento pubblico e allo sviluppo del microcredito e di altri strumenti di finanza sociale […]. Per lo svolgimento delle attività istituzionali, e’ assegnata alla Fondazione una dotazione iniziale, per l’anno 2016, di un milione di euro”.

La Fondazione, fortemente voluta dal finanziere Vincenzo Manes, consigliere per il sociale di Matteo Renzi, avrebbe dunque la finalità di utilizzare denaro pubblico per attrarre maggiori risorse dal privato e investire le nuove entrate per migliorare il welfare italiano.

Le cooperative sociali Folias, Iskra e Il Pungiglione condividono, in merito, la posizione della campagna Sbilanciamoci! che sostiene che in questo modo si vada verso il “disarmo della responsabilità pubblica sia rispetto all’offerta di servizi sociali come realizzazione di importanti diritti sociali, sia rispetto alla valorizzazione e al sostegno delle organizzazioni dei cittadini che si impegnano per la solidarietà”.

Il tentativo è, ancora una volta, quello di far perdere al terzo settore le radici politiche e sociali che lo caratterizzano, di trasformare le cooperative, le associazioni e quanti lavorano nel sociale da soggetti che denunciano le ingiustizie e che si battono per l’uguaglianza, a meri esecutori nelle mani del mercato e dello Stato.

Per il momento restano dubbi e perplessità, ma solo tra qualche mese, quando saranno approvati i decreti attuativi, potremmo davvero capire come sarà resa operativa la legge delega per la riforma del terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale.