Perchè impegnarsi nella lotta alla povertà: la storia di Maria e Enzo

Parliamo spesso di povertà, cerchiamo di renderla concreta attraverso dati e statistiche, ma forse nemmeno i numeri riescono a rendere chiaro cosa significa essere poveri per alcune persone. Allora abbiamo deciso di andare al cuore del problema, raccontarvi la storia di una famiglia di Monterotondo che vive tra precarietà economica ed esclusione sociale. Vi raccontiamo la storia di Maria ed Enzo.

Sposati da 41 anni, Maria ed Enzo vivono in una casa di proprietà quasi nel centro di Monterotondo. Maria, originaria di un paesino del basso Lazio, si è sempre occupata della casa e dei figli. Enzo, nato e cresciuto in provincia di Roma, ha sempre lavorato, fino a quando non è stato costretto a lasciare tutto per una disabilità.

Oggi vivono con circa 590 euro al mese, fanno fatica a pagare le bollette e a comprare i beni di prima necessità per la sopravvivenza.

La loro situazione economica è collassata definitivamente con la morte del loro primo figlio. Gianluca era socio lavoratore della cooperativa Il Pungiglione e, nonostante la sua disabilità, era riuscito, negli anni, a coltivare la sua passione per la natura e diventare giardiniere. Con la sua pensione di invalidità e con lo stipendio mensile ha contribuito all’economia familiare fino a quando, a 32 anni, dopo un forte dolore all’addome, sottovalutato, ha perso la vita a causa di un’emorragia interna.

Poi è subentrato il tumore alla pelle di Enzo. Un’infezione alla mano sinistra, trascurata, non curata bene, fino all’amputazione della mano. Oggi non può più lavorare e ha bisogno di assistenza per lavarsi, vestirsi e svolgere le attività quotidiane. A prendersi cura di lui è la moglie.

Con Enzo e Maria vive anche la figlia, Simona, anche lei con una disabilità riconosciuta. La ragazza svolge un tirocinio, con rimborso spese, presso una mensa scolastica gestita da Cir Food.

Negli anni, questa famiglia ha potuto contare su una rete sociale che gli ha permesso di sopravvivere. La Croce Rossa assiste tuttora Maria ed Enzo dal punto di vista sanitario, alcuni operatori de Il Pungiglione li sostengono, su base volontaria, per affrontare e risolvere le questioni burocratiche. I vicini e gli amici li aiutano con cibo e soldi. Grazie al sostegno della comunità sono riusciti a coprire totalmente le spese per il funerale del figlio. La rete c’è e funziona, ma manca un sostegno istituzionale. Nei 590 euro che la famiglia percepisce mensilmente è incluso anche un contributo del Comune di Monterotondo per i nuclei disagiati, ma non è sufficiente.

La storia di Maria ed Enzo è la storia di tante persone che oggi vivono in una situazione di forte disagio. È una storia di sofferenza, isolamento culturale e sociale, sottovalutazione della malattia, povertà dilagante. È una storia di cui la politica dovrebbe farsi carico.

I provvedimenti nazionali e locali per combattere la povertà e sostenere le persone in difficoltà non riescono a dare una risposta concreta. I fondi messi a disposizione, come abbiamo ripetuto a più riprese, non sono sufficienti ad assicurare dignità e diritti a tutti i cittadini.

Per le cooperative Folias, Iskra e Il Pungiglione aderire alla campagna Miseria Ladra e alla Rete dei Numeri Pari, promosse da Libera e dal gruppo Abele, ha senso proprio alla luce di storie come queste. È partendo dalla conoscenza ravvicinata e reale della povertà, dalla consapevolezza che esistono famiglie che vivono i problemi di Maria e Enzo, che le tre realtà sperano di poter contribuire, insieme a un’ampia fetta di associazioni e cooperative del terzo settore, a lanciare un messaggio politico incisivo: le persone in difficoltà economica e sociale non possono e non devono essere abbandonate dalle istituzioni a causa di logiche di profitto e di potere che riguardano solo una sparuta fetta della popolazione italiana.