Monterotondo, il caso di Largo del Pincetto: il punto di vista delle coop sociali Iskra e Folias

Il 16 marzo notte, in largo del Pincetto, a Monterotondo (RM), è stato appiccato un incendio a un’impresa commerciale aperta solo una settimana prima. Il sindaco, Mauro Alessandri, ha chiesto alla cittadinanza di scendere in piazza e di radunarsi proprio sul luogo dell’accaduto per manifestare solidarietà ai cittadini colpiti e per ribadire che la città è di tutti: ogni luogo e ogni strada deve poter essere frequentato senza paura. Non conosciamo ad oggi il movente ed i colpevoli di questo gravissimo atto, ma è un segnale che ci coinvolge e ci preoccupa e per il quale sentiamo di dare la nostra disponibilità ad agire e riflettere insieme alla città e all’amministrazione comunale. Le cooperative sociali Iskra e Folias hanno lavorato per anni in quella zona, per questo abbiamo deciso di raccontarvi cosa ne pensiamo nell’ambito della campagna #atempodebito.

Vi proponiamo un’intervista doppia a Mirco Pulicari, coordinatore dell’ Unità di Strada Regionale di prevenzione e riduzione dei rischi “Altre Strade” gestita dalle cooperative sociali Folias e Il Cammino e Alessandro Vattimo, coordinatore del progetto distrettuale di educativa di strada e prevenzione  “Eurialo”, gestito dalle cooperative sociali Iskra e Folias,  due operatori che possono spiegarci di che tipo di contesto stiamo parlando.

Quanti anni avete lavorato nella zona di largo del Pincetto e con quali servizi?

Vattimo: Il progetto Eurialo, gestito dal 1999 fino a marzo 2017 dalle cooperative sociali Iskra e Folias, ha previsto una serie di interventi di prevenzione e di partecipazione giovanile nel distretto RM 5.1. In particolare a Monterotondo il servizio si era “evoluto” introducendo nel 2007 l’intervento di educativa di strada che avevamo chiamato “Strambinstrada”. Quest’idea nasce dalla volontà di potenziare il “fare prevenzione” attraverso un’equipe “mobile” che si muovesse ed incontrasse gli adolescenti nei loro luoghi di aggregazione informale, svolgendo con loro attività socio-educative di diverso tipo. Il Pincetto ed in generale il centro storico di Monterotondo è stato uno dei principali luoghi di mappatura, contatto e svolgimento di attività socio-educative da parte dell’equipe con più gruppi di adolescenti.

Pulicari: Il Progetto Altre Strade si occupa di prevenzione e riduzione dei rischi associati al consumo di sostanze stupefacenti e comportamenti sessuali. È un progetto attivo dal 2005 ed opera sul territorio dell’ASL RM 5. Monterotondo, come altri comuni del distretto sanitario, è uno dei luoghi dove avvengono più frequentemente interventi di bassa soglia: contatto con i gruppi che informalmente frequentano piazze, strade, punti di interessi nell’area geografica. Largo del Pincetto, così come le zone circostanti (Parco del Cigno, Via Cavour), sono luoghi di passaggio importanti per il progetto anche se negli ultimi anni si è assistito ad un processo di migrazione dei gruppi storici della piazza verso altri luoghi di Monterotondo. A Largo del Pincetto sono rimasti solo alcuni “affezionati” ma ridotti di numero.

Che difficoltà avete registrato e che tipo di intervento avete messo in campo?

Pulicari: Quello che abbiamo osservato in questi anni è che Largo del Pincetto è sostanzialmente frequentato dallo stesso tipo di utenza che è possibile trovare in altri luoghi del comune (inclusa la passeggiata e il centro commerciale). Ma ha delle specificità (forse simili solo a quelle presenti al Parco Ex Omni/Arcobaleno) che acquisiscono carattere di emergenzialità in momenti specifici:

  • è un luogo conteso, perché è un luogo centrale privilegiato, un punto di osservazione particolare della piazza, un luogo che bisogna necessariamente attraversare, è in prossimità di alcuni edifici abitati;
  • è un luogo dove avvengono trasformazioni, in base all’ora del giorno, al cambiamento del gruppo dominante, al tipo di stagione;
  • è il luogo del conflitto, in passato i residenti e gli “ospitanti” non residenti hanno instaurato delle vere e proprie escalation di affermazione del potere.

L’UDS [Unità di Strada] di Riduzione dei Rischi interviene sui comportamenti associati al consumo e ha una caratteristica d’accesso all’utenza fondamentale: l’astensione del giudizio sul consumo stesso. Quindi, non ha un mandato di intervento diretto su una specificità del contesto ma piuttosto di creazione di sinergie con altri attori del luogo e primariamente, di mantenimento della prossimità con gli utenti… e i frequentatori del “Pincetto” sono stati sempre nostri utenti; non abbiamo mai ricevuto segnali di rifiuto, né richieste di allontanamento: abbiamo effettuato anche diverse consulenze individuali rispetto alle tematiche riguardanti il consumo delle sostanze stupefacenti. Come altri ragazzi incontrati in strada, anche nello stesso comune, si sono fatti avvicinare e conoscere, ci hanno raccontato le loro storie che hanno caratteristiche a volte molto drammatiche, a volte meno.

In questo “luogo di confine”, assieme a noi, a scambiare prassi e sinergie, sono sempre stati presenti gli operatori dell’educativa di strada “Strambinstrada” del progetto Eurialo.

Vattimo: Fino a quando abbiamo lavorato con l’educativa di strada le difficoltà erano di diversa natura. Nel centro storico di Monterotondo si concentrava la “movida” della città soprattutto durante il periodo estivo. Inoltre erano presenti alcune situazioni di uso e consumo di sostanze. Questi due fattori avevano contribuito a creare una certa tensione tra adolescenti ed abitanti del centro storico che sfociava spesso in attriti ed in generale rendevano impossibile una pacifica convivenza.

L’educativa di strada negli anni ha cercato di intervenire in questo contesto diventando in un certo senso un presidio territoriale attraverso una serie di interventi che possiamo riassumere in tre tipi:

  • Mappatura costante dei gruppi informali e promozione di attività socio-educative. Il nostro intervento si traduceva nell’esserci nella quotidianità dei gruppi, nel creare cioè condizioni e climi relazionali tali per cui dentro i problemi era possibile stare insieme e riattivare il desiderio per provare a dare senso a ciò che succedeva. E questo avveniva attraverso le “chiacchiere” con i ragazzi/e ma anche con attività sociali che offrivano ai gruppi un’alternativa possibile al loro modo di stare sul “muretto” ed in relazione al quartiere.
  • Costruzioni di Alleanze territoriali. Nel corso degli anni avevamo costruito una serie di alleanze con diverse realtà, diventando un osservatorio rispetto alle reali esigenze degli adolescenti con l’obiettivo di attivare sinergie di rete e contribuire all’empowerment della comunità. Su un piano istituzionale il servizio restituiva con regolarità all’Amministrazione Comunale le relazioni mensili che riportavano le dinamiche anche di quel quartiere; con le scuole di Monterotondo avevamo avviato strette collaborazioni che ci avevano permesso sia di entrare in contatto con ragazzi/e che difficilmente avrebbero incontrato le risorse territoriali, sia di organizzare eventi congiunti di animazione territoriale in quel quartiere. Con la Polizia Municipale di Monterotondo era nata una stretta collaborazione che negli anni aveva permesso di svolgere insieme ai gruppi, attività informali di sensibilizzazione sul bene comune; con i commercianti del quartiere avevamo costruito un’importante rete non solo per confrontarci sui problemi del centro storico ma anche per “fare insieme”, realizzare cioè degli eventi di animazione territoriale e di prevenzione ed inclusione sociale.
  • Realizzazione di eventi territoriali. Negli anni avevamo costruito due grandi eventi territoriali che svolgevamo a dicembre e luglio insieme alla rete ed ai ragazzi. Era qualcosa di particolarmente significativo perché animava il territorio e rendeva possibile il confronto dentro la comunità sui problemi e sulle risorse di quel quartiere. Gli eventi non erano a sé stanti, ma rappresentavano un pretesto per attivare risorse e confronti sulle dinamiche interne. Il primo evento era la costruzione dell’Albero di Natale della città che coinvolgeva la rete ed i gruppi di ragazzi nell’addobbo dell’Albero di Natale piantato a piazza Duomo ed il secondo era Scendi si Mangia in strada, un festival dei cibi di strada.

Dopo la chiusura di Eurialo che cosa è accaduto?

Vattimo: sicuramente un senso di perdita per la comunità. Una quota di prevenzione è andata perduta. L’andare da ragazze e ragazzi e chiedere loro come stanno, cosa li emoziona, cosa li spaventa, cosa vorrebbero conoscere e cosa sognano di fare e/o diventare serviva a cogliere cambiamenti, registrare nuovi bisogni e decidere di conseguenza strategie di intervento adatte, in particolare per quanto riguarda gli ambiti della prevenzione e dell’inclusione sociale. Il dialogo con il quartiere inoltre permetteva di accogliere i vissuti legati alle difficoltà ed allo stesso tempo favoriva il co-progettare azioni di confronto e superamento delle difficoltà stesse.

Pulicari: Il progetto Altre Strade continua, ma ha perso un partner fondamentale con la chiusura di Eurialo: l’unico progetto che poteva perseguire l’obiettivo del mantenimento di una “longitudinalità” dell’intervento… e lo faceva coinvolgendo i destinatari stessi.

Alla luce del recente incendio appiccato a una nuova impresa commerciale, voi che conoscete i disagi sociali dell’area cosa proponete alle istituzioni locali per il benessere dell’intera comunità?

Pulicari: innanzitutto che io sappia, ancora non si conosce l’entità dell’incendio, le modalità, i probabili colpevoli. Il bisogno dei residenti del centro storico parla di regole, sicurezza, di rivalutazione della “normalità” contro il “disagio”, di gestione del territorio contro una presunta occupazione da parte di non residenti. Credo che dovremmo ripartire da un riflessione collettiva e da una azione di mediazione sociale che coinvolga tutti: la politica, i servizi educativi, i giovani ed i residenti del centro storico. Non dovremmo lasciarci andare ad azioni dettate da sentimenti viscerali che portano solo alla contrapposizione improduttiva. Serve una lettura condivisa del bisogno emergente dell’intera comunità e serve condividere nuove regole. Siamo attenti a costruire un concetto di comunità che ha al centro il benessere e la convivenza, l’integrazione dei servizi che si occupano della marginalità sociale e dei servizi che si occupano del benessere collettivo, la libera circolazione e abitazione del territorio. Concretizzare questo in uno solo intervento, senza la sinergia di diverse agenzie, rimarrebbe comunque controproducente.

Vattimo: Innanzitutto esprimo solidarietà per l’accaduto e mi fa molto piacere la risposta della città. In questi casi non ci sono ricette predefinite. Credo sia necessario potenziare gli interventi di prevenzione che negli ultimi anni hanno subito un taglio di risorse molto importante ed animare i territori per accedere al cambiamento in modo collaborativo e costruttivo piuttosto che rivendicativo. È necessario favorire le condizioni affinché i legami personali e di collaborazione si arricchiscano con l’intento di modificare le rappresentazioni sociali stigmatizzanti, di promuovere la socializzazione, di rinforzare i legami di prossimità e di solidarietà, transitando dai luoghi di cura alla cura dei luoghi.