MONTEROTONDO, DOPO IL 21 MARZO AL VIA UN’ AZIONE COLLETTIVA PER LA LEGALITÀ

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I nomi delle 950 vittime innocenti delle mafie

 

E’ stata accolta con grande entusiasmo e partecipazione la giornata promossa dalle cooperative sociali Iskra, Folias e Il Pungiglione, insieme alla Fondazione Angelo Frammartino, in occasione della XXI Giornata dell’impegno e della memoria in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Un folto numero di studenti dell’Istituto Superiore “Angelo Frammartino” di Monterotondo, si è riunito presso la Casa della Pace per commemorare le 950 persone morte per mano della criminalità organizzata.

Negli ultimi mesi, questi stessi ragazzi hanno portato avanti un progetto che ha visto la realizzazione di due video proprio in memoria delle vittime di mafia. Seguiti dai docenti e guidati dalle Cooperative Sociali Iskra, Il Pungiglione, Folias e la Fondazione Angelo Frammartino, insieme all’associazione Libera, promotrice della Giornata dell’impegno e della memoria, hanno analizzato l’annoso problema delle mafie e si sono confrontati su come questo fenomeno sia presente in ogni aspetto della vita quotidiana. Un percorso di consapevolezza che dovrebbe permettere a questi giovani – come ha sottolineato Giuseppe De Marzo, responsabile della campagna Miseria Ladra di Libera –  di non “farsi scrivere la storia addosso”, ma di decidere per il proprio futuro. Sentita anche la partecipazione della preside dell’Istituto Superiore “Angelo Frammartino”, Giuliana Vazza, che ha ricordato la necessità, quando si parla di mafie, di uscire dalla zona grigia, perché – ha aggiunto la dirigente scolastica – per stare da una parte o dall’altra ci vuole coraggio. Ed è sicuramente il coraggio e la volontà di dare un contributo per una società diversa che ha portato Alfredo Borrelli, familiare di vittima di mafia, a condividere la tragica storia di suo padre con quanti erano presenti alla Casa della Pace.

Alfredo aveva solo 7 anni quando il padre, Francesco Borrelli, maresciallo dei carabinieri in provincia di Crotone, fu ucciso in un agguato di ‘ndrangheta nella piazza centrale di Cutro. Era il 13  gennaio del 1982. Quel giorno Francesco non era in servizio, era uscito per comprare il topolino ad Alfredo quando si rese conto che dal finestrino di un’auto uscivano canne di fucili da cui sarebbe partita, da lì a poco, una raffica di colpi. Il bersaglio dell’agguato era il boss della zona, ma il maresciallo non venne meno al suo senso del dovere, iniziò ad urlare e venne travolto dagli spari. Borrelli cadde a terra e dopo poco perse la vita. Oggi Alfredo gira l’Italia in lungo e in largo per portare la sua testimonianza, per raccontare storie che per troppi anni sono rimaste nel dimenticatoio, per ricordare che la mafia non è lontana da noi e che non possiamo restare a guardare.

La Giornata dell’impegno e della memoria ha gettato le basi, a Monterotondo, per un nuovo corso. Il sindaco, Mauro Alessandri, ha ribadito la volontà della sua amministrazione di voler gestire al meglio i terreni e le strutture che sul territorio del suo comune sono stati sequestrati alle mafie e di voler creare, su questi luoghi, degli spazi di condivisione per la collettività.

Monterotondo si è unita, dunque, lo scorso 21 marzo, ai duemila luoghi che hanno deciso di dare un contributo in nome della giustizia e della verità per le vittime di mafia, alle tante realtà che non intendono rassegnarsi alla corruzione e al malaffare e che, in nome di un’Italia diversa, non hanno paura di scegliere da che parte stare.

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