Monterotondo Scalo: cooperazione sociale e volontariato al servizio della città

Un luogo in continuo fermento sociale ma ancora poco conosciuto e valorizzato, dove la forza e le idee della cooperazione sociale e del volontariato sono un valore aggiunto per l’Amministrazione Comunale e per i cittadini. Siamo a Monterotondo Scalo, quartiere di quasi 9 mila abitanti, e paradossalmente più esteso del ben più popoloso comune di appartenenza, Monterotondo (RM), distante solo due chilometri e che conta complessivamente oltre 40 mila residenti. Da qui parte il treno per la capitale. Tanti ma poco conosciuti i luoghi di aggregazione formale; carenti, invece, i mezzi pubblici e le opportunità culturali. Ma proprio qui resistono piccoli presidi che puntano alla rinascita socio-culturale del quartiere.

Ci siamo chiesti ed abbiamo chiesto alla cooperazione sociale ed al volontariato cittadino come vivono e come crescono i ragazzi e le ragazze a Monterotondo Scalo. Nella nostra indagine abbiamo trovato tanto potenziale inespresso che potrebbe trasformare un’area a forte vocazione industriale in un fondamentale polo di aggregazione per i tanti giovani che qui risiedono e che rappresentano il futuro di questo piccolo centro.

Nel 2014, le cooperative Folias e Il Pungiglione, nell’ambito del progetto “Alfabeti di inclusione”, curarono la ricerca “Terra di confine” sulla situazione socio-economica di Monterotondo Scalo. Allora, come in parte ancora oggi, il quartiere era percepito come un territorio frazionato, idealmente molto distante dalla parte alta della cittadina e carente di spazi collettivi. “Tale studio contiene delle ipotesi di sviluppo che sono ancora valide come proposta politica di crescita locale”, ci spiega la curatrice della ricerca dott.sa Silvia Funaro.

“Manca l’agorà, manca il luogo di aggregazione non formalizzato, non strutturato”, dice la professoressa Claudia Grossi, insegnante in pensione che ha lavorato e vive allo Scalo. “La socializzazione dei giovani – aggiunge – qui non riesce a decollare, c’è sempre la tendenza a frequentare il centro della città, ad andare su perché qui non c’è un’offerta adeguata. Eppure basterebbe trovare e valorizzare un luogo convergente”.

Luoghi d’aggregazione che (r)esistono

Di aree convergenti ne esistono, in realtà, e sono per i ragazzi presidi fondamentali per la loro quotidianità, ma non sono istituzionalmente riconosciute come spazi aggreganti da valorizzare e sostenere.

Intorno alla parrocchia “Vergine Santissima del Carmine” ruotano, ad esempio, una serie di attività rivolte a bambini e adolescenti, attività non necessariamente legate ad un percorso spirituale, ma con una forte valenza sociale. Ogni giorno Carla Leone apre le porte dell’Oratorio Parrocchiale a chiunque voglia accedere. È un luogo di confronto e sostegno, un luogo di svago e partecipazione attiva. “Negli anni – spiega Carla Leone – abbiamo riscontrato molte problematicità nei ragazzi che frequentano l’oratorio: da difficoltà familiari a difficoltà lavorative, dall’isolamento alla noia”.

La cultura che (r)esiste

Accanto alla chiesa c’è anche il Teatro Molloy, uno spazio da anni utilizzato dall’associazione culturale “Divertendoci divertiamo”. Angelo Iezzi e Sabrina Albanesi, promotori dell’associazione, hanno capito che il teatro poteva essere un’ottima opportunità per i giovani, per confrontarsi e mettersi in gioco attraverso l’arte. Così, di anno in anno, ormai dal 2008, lavorano con i ragazzi e offrono alla comunità spettacoli teatrali messi in scena presso lo spazio parrocchiale. “Il collante delle nostre attività – spiega Sabrina Albanesi – è stato sicuramente l’amicizia e la voglia di partecipare”.

E poi c’è “La fornace della musica”, che, grazie a giovani insegnanti, offre a bambini e ragazzi la possibilità di seguire corsi di musica, di avvicinarsi a uno strumento, di conoscere e apprezzare anche la musica classica con una quota mensile popolare. Ma “fare musica allo Scalo – ammette Angelo Mancini, presidente dell’associazione culturale – non è facile. Prima ci appoggiavamo alla scuola, pagando un affitto. Oggi siamo ospitati negli spazi de Il Cantiere e Piccole Canaglie, due realtà comunali gestite dalla cooperativa sociale Folias. La nostra è stata una scommessa vinta solo in parte. Ci sono molti spazi pubblici dismessi, abbandonati, che potrebbero essere affidati a quanti offrono qualcosa alla cittadinanza”.

Lo sport che (r)esiste

Accanto a queste realtà c’è anche una buona offerta sportiva. Al Palazzetto dello Sport di Monterotondo Scalo disputa le partite il Volley Team Monterotondo, società che conta attualmente 12 squadre, dalla serie C fino al minivolley e agli amatori. All’inizio del 2017 il Volley Team Monterotondo, in collaborazione con la cooperativa Il Pungiglione, ha avviato “Giocare insieme”, un progetto rivolto a persone con disabilità di tipo fisico e cognitivo, per permettere loro di praticare sport in un contesto sano ed educativo. Al Palazzetto dello Sport dello Scalo ci sono anche le attività del Centro Ginnastica Monterotondo.

Le Canaglie dello Scalo

In una casa di legno simile a quella delle baite di montagna, al centro del Parco Don Puglisi, che rasenta la ferrovia nel tratto vicino alla stazione, ci sono le Piccole Canaglie. Questo centro Diurno Comunale per Minori, gestito dalla Cooperativa Sociale Folias e finanziato dal Comune di Monterotondo, è frequentato da bambini tra i 6 ed i 12 anni e – come spiega il coordinatore del progetto Giuseppe Sprizzi – ha un fortissimo legame con questo territorio, sul quale opera da circa 18 anni. In un momento storico in cui tutto è troppo mediato e virtuale – aggiunge un’educatrice – tramite il gioco, i laboratori, le escursioni e le gite culturali, qui i bambini scoprono il piacere e l’importanza della relazione e della socialità, hanno la possibilità di sperimentare e comprendere ciò che li interessa e li appassiona, di divenire consapevoli delle proprie capacità. L’investimento in un futuro migliore, a Monterotondo Scalo, passa anche da qui”.

Un “cantiere” in evoluzione

“A Monterotondo Scalo non c’è niente: non c’è un cinema, non c’è un pub. La sera, dopo le 11, non ci sono nemmeno gli autobus per andare su. Quando Il Cantiere è chiuso, ci incontriamo al parcheggio o davanti al centro”, raccontano alcuni ragazzi che vivono nelle case popolari di via Aldo Moro e che frequentano il centro comunale di aggregazione giovanile Il Cantiere. La struttura, gestita dalla Cooperativa Sociale Folias, è uno dei presidi storici del quartiere e rappresenta un punto di riferimento per molti ragazzi che vivono in zona. Qui gli operatori lavorano ogni giorno offrendo accoglienza e ascolto ad adolescenti e giovani in cerca di un luogo dove potersi esprimere, raccontare le proprie esperienze e difficoltà di vita. Qui si promuovono laboratori esperienziali, attività culturali, spazi di orientamento al lavoro e di cittadinanza attiva, attività tese a costruire una relazione significativa e costante con i ragazzi e con il quartiere. I giovani che frequentano il Centro – racconta un operatore – vengono concretamente accompagnati e sollecitati tramite attività di gruppo ed individuali in un percorso di orientamento alla scelta che nelle diverse fasi della vita, spesso travagliate, possa contribuire alla costruzione di un progetto personale il più possibile vicino alle proprie aspirazioni. Nel corso degli anni, infine, con grande sforzo, sono stati proposti in questa struttura molti appuntamenti musicali che hanno offerto ai giovani l’occasione di partecipare all’organizzazione degli eventi e di usufruire in modo alternativo di uno spazio a loro familiare.

La rinascita dal basso

Il Cantiere, “la casa di tutti”, è sempre stato sostenuto dall’Amministrazione Comunale con grandi sforzi economici, anche se negli ultimi anni ha attraversato diversi momenti di difficoltà: gravi ritardi nei pagamenti e incertezze dei finanziamenti che hanno avuto un impatto negativo nel rapporto con i ragazzi che frequentano il centro e hanno creato un senso di precarietà nei lavoratori; l’assenza di garanzie “non solo crea un danno agli operatori – spiega un’operatrice – ma entra e incide nella costruzione di un rapporto di fiducia con i giovani e nella programmazione di attività che rischiano di essere interrotte dall’assenza di fondi.

In questo clima incerto, la cittadinanza ha deciso di non voler rinunciare a un servizio considerato essenziale. Per questo è partita una raccolta fondi per ristrutturare il Cantiere: 250 abitanti hanno sostenuto il progetto, donando 9 mila euro, molto più di quanto era stato richiesto. A inizio maggio la cooperativa Folias ha annunciato che grazie al successo del crowdfunding i lavori di ristrutturazione potranno iniziare e proseguiranno nel mese di luglio con il rifacimento della facciata esterna del Cantiere a opera dello street artist di fama internazionale Millo. Un esempio concreto di come il terzo settore e la cooperazione sociale possano produrre cambiamenti ed interventi di abbellimento urbano senza alcun scopo di lucro, ma come valore aggiunto delle Comunità.

La Festa di Quartiere e il Monterocktondo Festival

Il Cantiere e la Cooperativa Sociale Folias organizzavano ogni anno, insime al gruppo informale di giovani, Fronte Sonoro una festa di quartiere nel Parco Don Puglisi, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale e le associazioni del territorio. Una iniziativa di partecipazione ricca di laboratori espressivi e di grandi concerti per i giovani. Purtroppo per mancanza di risorse economiche questa iniziativa, da due anni, non si realizza più nel suo format originale. La Cooperativa continua a tenere in vita il Monterocktondo Festival nei locali de Il Cantiere e propone ogni estate dei momento di animazione culturale.

Realtà che fanno bene al territorio

Arcoiris, un gruppo informale costituito da circa 20 donne del quartiere, si occupa di organizzare attività per il tempo libero ed iniziative per l’arricchimento culturale e di solidarietà in collaborazione con le cooperative sociali e le associazioni. La portavoce del gruppo, Maria Nives Salvatori, ci racconta che con i soldi raccolti con diverse pesche di beneficienza, stanno per acquistare due fari alimentati da pannelli solari per l’illuminazione del Parco Don Puglisi che non dispone di un’ illuminazione pubblica.

Particolarmente attivo sul territorio è anche il Comitato di quartiere, costituito da cittadini e cittadine volontarie. Il Comitato si occupa dei problemi del quartiere e di organizzare eventi culturali e di aggregazione sociale. Un’iniziativa bella e partecipata è l’organizzazione del tradizionale Carnevale dello Scalo. Il Comitato è in attesa da anni che il Comune sblocchi la trattativa con le Ferrovie dello Stato per il recupero e la valorizzazione di un edificio abbandonato nel Parco degli Eucalipti, che dovrebbe diventare sede culturale e di riferimento per il Comitato e per i cittadini.

Infine, per chi volesse noleggiare una bicicletta a pedalata assistita o riparare la propria bici, può recarsi presso La Ricicloficina della Stazione. Il progetto, gestita dalla cooperativa sociale Folias, è nato grazie alla volontà dell’Amministrazione Comunale ed è collocata accanto alla biglietteria della stazione.

Lo “scalo”, tecnicamente, è un approdo. Non un luogo da cui fuggire, ma verso cui dirigersi. Ed è forse questa l’ambizione di Monterotondo Scalo, o almeno quella dei suoi cittadini: riconquistare il significato del proprio nome. Per fare di questo luogo un reale approdo serve, però, una visione ed un progetto condiviso per rimettere al centro del dibattito politico cittadino la valorizzazione del quartiere con la partecipazione dei cittadini, del volontariato e della cooperazione sociale.