Il centro diurno Elianto: un’eccellenza riconosciuta dalla comunità a rischio chiusura

Nell’ambito della campagna Daje! Monterotondo – dove si riunisce il mondo, lanciata dalle cooperative Iskra, Folias e il Pungiglione e in linea con i punti programmatici del manifesto che l’accompagna, vi proponiamo una serie di interviste ai referenti dei servizi rivolti alla comunità che sono presenti sul territorio della città. Vogliamo, in questo modo, rimarcare il valore che da sempre ricoprono le politiche sociali per Monterotondo, senza però chiudere gli occhi di fronte alle difficoltà e ai bisogni inascoltati.

Partiamo parlandovi del centro diurno Elianto, servizio del distretto RM 5.1 fondamentale per gli anziani e le loro famiglie che rischia, però, di chiudere.

Cosa significa avere sul territorio di Monterotondo una struttura come il Centro Diurno  “Elianto” per un persona anziana e per la sua famiglia?

Alessia Fedeli, coordinantrice del centro: Elianto nasce nel 2006 nel territorio del distretto RM 5.1 (Mentana, Fonte Nuova e Monterotondo). È sempre stato un servizio distrettuale. La finalità generale era ed è tutt’oggi quella di – considerato l’invecchiamento della popolazione – sostenere l’anziano e la sua famiglia, nei passaggi che l’invecchiare comporta. Certamente è un modo differente di intervenire sull’anziano perché fino ad un certo punto l’anziano poteva solo essere medicalizzato. In parole povere poteva essere solo curato.

Il centro diurno ha permesso di avere un occhio puntato non solo sulle fragilità e i vincoli, ma anche sulle risorse e le opportunità, che rappresentano i potenziali di sviluppo per qualsiasi persona. Anche l’anziano ha un futuro e, magicamente, si è scoperto che ha desideri, interessi, bisogni, domande e volontà di esserci. In più Elianto, è un servizio radicato nei territori, si muove nel distretto partecipando ad eventi e organizzandoli, mostrando in modo chiaro che ricadute positive ha un servizio come questo, moltiplicando gli effetti, proprio perché l’intervento coinvolge diverse parti delle comunità.

Sempre di più poi le famiglie si sono avvicinate al servizio ponendo le loro questioni sulla relazione coi propri familiari, attivando nel servizio l’interesse a dare sempre più spazio anche ai loro bisogni di capire le proprie emozioni relativamente alle relazioni in casa, per esempio. In più, sapere che il proprio caro è altamente motivato a partecipare, che è ingaggiato in relazioni ed attività interessanti per lui, porta nei nuclei familiari un grande sollievo e benessere e la sensazione di non essere soli con un problema sulle spalle.

Che tipo di lavoro si svolge all’interno del centro e quali professionalità mettete ogni giorno in campo?

Alessia Fedeli, coordinatrice del centro: nel centro diurno lavorano psicologi, educatori, operatori socio sanitari. Queste professionalità contribuiscono, con le proprie competenze – che sono i punti di vista, i vertici osservazione alla costruzione dell’intervento. Prima di lavorare con anziani, lavoriamo con persone, con persone che sono alle prese con un bilancio e con la necessità di trovare il più possibile una coerenza di vita. Sono persone con tanto passato è quello che l’equipe cerca di fare è di costruire con loro un presente, il presente fatto di relazioni nuove, che compensano le perdite di relazioni orizzontali; un presente fatto anche di capacità e desideri lasciati solo in potenza.

Accedere al desiderio e alla curiosità non è cosa da poco e lo vediamo quando vengono al centro i ragazzi che svolgono l’alternanza scuola/lavoro presso Elianto, perché lo sguardo impotente che prima avevano gli “anziani” ha lasciato il posto al desiderio, all’esserci e al contare, al futuro. Pongo una domanda che lascio aperta: forse sarebbe stato meglio avere a che fare con anziani depressi, chiusi nel circolo vizioso delle malattie immaginarie che si auto generano, senza domande, che guardano alla finestra le vite degli altri che vanno avanti?

La cooperativa Iskra – anche alla luce dei risvolti politici che mettono seriamente a rischio la sopravvivenza del centro diurno – quali proposte avanza alla politica e alle realtà sociali del territorio per migliorare l’offerta per gli anziani sul territorio? 

Maurizio Simmini, presidente cooperativa Iskra: La proposta migliore da fare ai politici del territorio è di APRIRE GLI OCCHI per guardare attentamente cosa accade nei  tre comuni del distretto e leggere attentamente le esigenze. Ciò che mette seriamente a rischio la sopravvivenza del Centro Diurno Elianto è la non conoscenza, da parte dei rappresentanti politici, del servizio e dei benefici che riesce ad attivare. Benefici che non sono solo quelli che ricadono direttamente sugli ospiti del Centro, ma anche su tutti i loro familiari, parenti, amici.

Parliamo di una piccola comunità che riconosce il centro come un punto del territorio che genera salute, benessere e cultura dell’integrazione sociale. Attraverso progetti intergenerazionali  e con l’alternanza scuola lavoro, attivata dalla cooperativa Iskra attraverso Elianto, sono cadute le barriere che dividono le generazioni e le persone anziane hanno riacquistato quel ruolo fondamentale di detentori e custodi della saggezza antica e sono essi stessi collegamento tra passato e futuro, diventando collante all’interno del contesto familiare. Qualcuno forse pensa che per le persone anziane vanno bene i Centri Anziani, quelli auto gestiti per intenderci cioè frequentati da anziani autosufficienti, oppure le case di riposo, per quelli non autosufficienti.

Basterebbe ascoltare gli ospiti del centro o i loro familiari e parenti, per capire qual è la differenza tra il Centro Diurno Anziani Fragili e tutto il resto. Basterebbe esaminare con cura i report ed i dati che periodicamente vengono consegnati al distretto, per osservare la mole delle attività che mettono in campo gli operatori del centro e la mole degli eventi che coinvolgono tutta la comunità territoriale. La proposta che un rappresentante istituzionale dovrebbe fare, quando i risultati di un intervento sono così palesemente positivi per così tante persone,  è quella di RILANCIARE, investire ancora là dove si ottengono risultati positivi, se si vuole il benessere della propria comunità.

Abbiamo calcolato che il lavoro di Elianto, in termini di benefici, ricade in maniera diretta su circa 450 persone, tra familiari e parenti, ma sappiamo bene che il numero delle persone che indirettamente beneficiano di questo intervento  è molto più alto. Quindi la mia proposta è di investire sul benessere della comunità e di aprire almeno altri 10 (dieci) Centri Diurni Anziani Fragili su tutto il distretto, non di chiudere l’unico che c’è e che funziona.

Se poi qualcuno obietta che servono i fondi regionali che utilizza Elianto per attivare interventi per minori o disabili perché i comuni non hanno i soldi necessari, rispondo che i tre comuni del distretto dovrebbero fare una forte battaglia unitaria, superando le beghe di partito, attivando le energie delle forze sociali, raccogliendo alleanze nell’associazionismo e nella cooperazione, per richiedere maggiori fondi alla Regione Lazio per il piano di zona del distretto RM 5.1. Noi siamo per questo tipo di battaglie, da sempre, e quindi ci rendiamo disponibili.