CONSAPEVOLEZZA E CORAGGIO PER PREVENIRE LE CONSEGUENZE DEL GIOCO D’AZZARDO

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“Ciao, sono Mimmo, un giocatore compulsivo”. Si è presentato così alla platea un signore, di circa 50 anni, che ha combattuto contro se stesso per sconfiggere la ludopatia. Ma ce l’ha fatta, nonostante le grandissime difficoltà, nonostante gli ostacoli. Mimmo scommetteva tutto sulle corse dei cavalli, ha per anni sperperato tutti i soldi di famiglia, ha mentito ai suoi cari per racimolare in ogni dove il denaro da puntare sul cavallo vincente. Ha vissuto momenti bui, tanto da tentare due volte il suicidio, ma poi ne è uscito. Oggi pensa che raccontare la sua esperienza possa aiutare chi, come lui, è caduto nella trappola dell’azzardo. Ed è quello che ha fatto durante la serata contro il gioco d’azzardo promossa dalla cooperativa sociale Il Pungiglione, presso la casa famiglia “l’Abbraccio di Arianna”, a Civita Castellana (VT), il 18 marzo.

Secondo Gabriele Mandolesi, del movimento Slotmob, ogni anno l’azzardo muove in Italia un mercato di circa 80 miliardi di euro e, per assurdo, con l’aumento della crisi l’azzardo ha avuto un’impennata. Questo significa, in parole povere, che più le persone non hanno i soldi necessari per la sopravvivenza quotidiana, più si accaniscono e spendono in slot, scommesse, lotto, gratta e vinci etc… Mandolesi precisa subito che l’azzardo non è un gioco, ma piuttosto – e sempre più spesso – è una dipendenza. Una dipendenza alimentata dallo Stato che fa cassa sul disagio delle persone attraverso le grandi concessionarie a cui è affidata la gestione del mercato del gioco d’azzardo. E in questo settore fanno grandi affari anche le mafie. Secondo i dati di Libera sarebbero circa 49 i clan che riciclano il denaro attraverso il gioco illegale.

Il business dell’azzardo ha oggi altissimi costi sociali e sanitari con serie ricadute sulla collettività; basti pensare che in Italia si contano circa 800mila persone affette da dipendenza da gioco. Parliamo di stime, i dati di fatto potrebbero essere anche peggiori, considerando che si tratta di un fenomeno ancora per molti aspetti sommerso.

I governi che si sono susseguiti negli ultimi anni nel nostro Paese non hanno colto – o forse non hanno voluto cogliere – la gravità del fenomeno e hanno fatto di peggio, favorendo le lobby dell’azzardo con leggi e provvedimenti a loro favore. Oggi, grazie al lavoro di associazioni e movimenti dal basso, qualche passo avanti è stato fatto, soprattutto sui territori.

Molti esercenti commerciali – come testimonia il movimento Slotmob – hanno mostrato una coscienza critica, rinunciando ai guadagni facili e dicendo no al gioco d’azzardo nei loro locali. Molti amministratori si sono dimostrati sensibili alla causa e hanno approvato una delibera per limitare il gioco d’azzardo sul loro territorio, contemporaneamente hanno favorito l’apertura di sportelli per l’assistenza ai ludopatici.

L’unica soluzione possibile è – ha spiegato Remo Zezza, assessore ai Servizi Sociali del Comune di Civita Castellana – rompere il circolo vizioso, ma per farlo bisogna avere coraggio, il coraggio di scelte responsabili per la propria comunità.

L’azzardo va combattuto con la prevenzione e Slotmob ha le idee chiare su come agire:

  • delibere comunali per limitare l’azzardo sul territorio
  • valorizzazione degli esercenti che fanno scelte etiche
  • consumo critico da parte dei cittadini
  • scelta di banche che non finanziano le multinazionali del gioco d’azzardo

Parafrasando Don Andrea Gallo, che negli ultimi anni della sua vita si è molto speso, con la Comunità di San Benedetto, per combattere il dilagare dell’azzardo sul territorio ligure, “è necessario combattere questo scempio, bisogna decidere da che parte stare!”.

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