Centro Diurno “Elianto”: una risorsa per le persone anziane e per il territorio

Valorizzare il ruolo delle cooperative nella gestione dei servizi alla persona alla luce di quanto offrono non solo ai singoli cittadini in condizione di disagio, ma all’intera comunità: con questo obiettivo continuano le nostre interviste ai coordinatori dei servizi gestiti dalle cooperative Iskra, Folias e Il Pungiglione. Oggi vogliamo approfondire il lavoro svolto dagli operatori del Centro Diurno per anziani fragili Elianto di Monterotondo, un luogo accogliente e di socializzazione, un presidio fondamentale per le persone anziane e per i loro familiari. #Atempodebito ha raccolto la testimonianza di Alessia Fedeli, psicologa, coordinatrice del centro.

Che tipo di servizi offre Elianto e quante persone accoglie ogni giorno?

Elianto è il Centro Diurno Anziani Fragili, finanziato dalla regione con i fondi del piano di zona, del Distretto RMG1. Gli utenti provengono dai comuni di Monterotondo, Fonte Nuova e Mentana. Il centro è aperto dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 16. Stiamo per compiere 11 anni di lavoro sul territorio. Attualmente ci sono circa 60 anziani iscritti che frequentano regolarmente. Con la nuova progettazione il venerdì mattina siamo con un laboratorio contemporaneamente anche a Fonte Nuova.

Elianto offre sostegno alla socializzazione dell’anziano fragile, che vuol dire un anziano con una fragilità relazionale importante. Le relazioni, per quanto complesse, sono l’aspetto più vitale che abbiamo come esseri umani; pensare di poterne fare a meno, chiudendosi in casa, soli e nei propri pensieri, rimuginando sul passato, fa invecchiare peggio e prima.
Se aggiungiamo poi anche difficoltà economiche, patologie fisiche croniche o comunque legate all’invecchiamento, vedovanza, abbiamo la precisa descrizione di chi è un “anziano fragile”.

Il Centro Diurno tenta una “ri-connessione” dell’anziano con il territorio e nelle relazioni, sostenendolo nei momenti complessi che questa azione inevitabilmente comporta. Nel nostro approccio all’anziano, la famiglia di origine rappresenta, anche se indirettamente, un interlocutore fondamentale per poter favorire il benessere delle persone di cui ci occupiamo.

Che tipo di attività proponete agli ospiti del centro e quali le professionalità che mettete in campo?

Le attività che proponiamo vanno dalle prestazioni di base (trasporto, pranzo) ad una programmazione articolata in aree (artistico-espressiva, psico-sociale, sport e benessere, Culturale, Ludica).

Ogni anno scegliamo un tema specifico come filo rosso che collega tutte le attività. Quest’anno sarà la ri-attualizzazione del ricordo attraverso il teatro. Lo scorso anno è stata l’intergenerazione (che comunque rimane sempre anche una metodologia di lavoro). Le attività che proponiamo hanno sempre un piede dentro e uno fuori dal Centro, nel senso che i territori dei comuni, e chi li abita (Istituzioni, cittadini, terzo settore, ecc.) sono sempre gli interlocutori fondamentali delle nostre attività. Mi vengono in mente l’organizzazione di “Scendi, si mangia in strada”, il Festival dei cibi di Strada a Monterotondo, o “l’Albero della città”, attività che realizziamo collaborando anche con la parte “profit” dei territori.

Ci preme molto “contaminarci” al di fuori del sociale. Non si può essere sempre “fra di noi”, che è una tendenza di tutte le appartenenze. Stiamo molto attenti a non costruirci come “isole”, convinti che la non conoscenza reciproca crea stereotipi e distanza. Ci piacerebbe che la fragilità fosse messa in circolo, vista e affrontata nella comunità, questo permetterebbe di riconoscerci come simili.

Una struttura come Elianto è oggi anche un osservatorio permanente su quali sono le difficoltà che le persone che frequentano il centro si trovano ad affrontare. Avete riscontrato, con il deteriorarsi della situazione socio-economica, il nascere di nuovi bisogni tra gli anziani?

Insieme agli altri referenti istituzionali e del terzo settore lavoriamo ogni anno alla rilevazione dei bisogni nelle differenti aree. Iskra è referente per l’area anziani nel Comitato Tecnico e negli anni, grazie alla presenza del Centro Diurno nel distretto, abbiamo portato alla luce diverse criticità dei territori sui quali lavoriamo.

Seppure l’Italian Hospital Group offra al distretto servizi sia per la valutazione che per il trattamento dei problemi della persona anziana (assistenza domiciliare e centro diurno) questo sostegno sembra non essere sufficiente. Infatti, da più parti, ed in particolare dalle famiglie che hanno in carico gli anziani con queste problematiche, emerge la difficoltà di affrontare il percorso fino a Guidonia con persone che, per le caratteristiche della malattia stessa, hanno manie di persecuzione ed è molto complicato convincerli a farsi curare o portarli a fare una diagnosi. Per tale ragione crediamo possa essere importante pensare a un riferimento medico-sanitario-sociale locale.

Sempre più anziani soffrono di problemi mentali e psichiatrici. Purtroppo, però, a livello distrettuale non sembra esserci un servizio di cura psicologica per le persone anziane che non passi per il concetto di deterioramento cognitivo o patologie come l’ Alzheimer. Il disagio psicologico degli anziani mette in evidenza una lacuna del nostro distretto socio-sanitario.

Infine, la crisi economica ha svelato un problema che fino a questo momento non era ancora emerso: la casa e gli affitti che le persone, e in particolare gli anziani, non possono sostenere. Ci sono molti anziani che non trovano una collocazione nelle famiglie di origine, per differenti motivazioni. Allora diventa impossibile, con la sola pensione sociale, trovare un appartamento in cui vivere dignitosamente.

Altro fenomeno, sempre di carattere economico, è il ritorno di molte coppie (giovani e meno giovani) – con a carico i figli – nel nucleo di origine. Questo significa che molte persone, non potendosi permettere né una casa e spesso nemmeno il cibo, tornano a vivere con i genitori. Stiamo, quindi, assistendo a un ritorno della famiglia “allargata”, tipica delle zone agricole-montane, rallentando e ostacolando il processo di indipendenza dei figli dai genitori.

Che tipo di impegno registrate da parte delle istituzioni locali nell’affrontare le difficoltà legate alla persona anziana?

Negli anni abbiamo costruito servizi che rappresentano degli osservatori di bisogni sociali della popolazione. È normale e giusto che le istituzioni utilizzino i propri servizi per avere il polso di ciò che accade da un punto di vista sociale, per poter pianificare al meglio e orientare le strategie di intervento. Essendo anche questa una relazione, Istituzione-Cooperazione-Territorio (Utenza), riflette una complessità di non sempre facile gestione. Nel tempo, però, c’è sempre stato un confronto aperto e puntuale sui temi generali e attinenti alla terza e quarta età.
Va detto, però, che le risorse economiche sono fondamentali. Veniamo da un periodo faticoso in tal senso. Le cooperative stanno anticipando tanto e nonostante ciò continuano a “desiderare”, attraverso la progettazione. Una progettazione che diventa sempre più tangenziale a diverse tipologie di utenze, tanto che le cooperative si incontrano per scrivere a più mani. Torna, di nuovo, l’importanza delle relazioni.

Quali sono le politiche che il governo dovrebbe mettere in campo per favorire ulteriormente l’integrazione delle persone anziane nella comunità di riferimento e migliorare così la loro vita?

Cosa posso pensare sia utile per il futuro per gli anziani? Io credo che sia necessario pensare di rispondere alla questione dell’abitazione e della socializzazione. Penso che sia necessario creare molti più spazi di comunità in cui vivere insieme. Penso ai gruppi-appartamento, penso ai condomini solidali. Se il mondo va nella direzione dell’isolamento la risposta dovrebbe andare nella direzione della “connessione”. E connettere significa, spesso, moltiplicare le risorse a disposizione. È necessario trovare risorse utili per sviluppare progetti funzionali ai bisogni della comunità. E’ chiaro che oltre alle idee che devono essere efficaci, conta anche il capitale umano: le persone che le mettono in pratica devono essere qualificate, formate, con profili specifici, aperte al confronto e pronte a mettersi in gioco alla ricerca di nuove competenze.