Scuole come presidi di comunità: la proposta della cooperativa Il Pungiglione

Continua il nostro ciclo di interviste nell’ambito della campagna “Daje Monterotondo”. Nostro obiettivo è evidenziare, attraverso i servizi gestiti dalle cooperative e grazie alla voce dei lavoratori del sociale, cosa offre il territorio e quali sono i bisogni emergenti della popolazione. Giordano Nisticò de Il Pungiglione ci parla dei progetti Scuola della cooperativa.

Quali sono i servizi offerti dalla cooperativa Il Pungiglione per l’inclusione scolastica e l’alternanza scuola lavoro sul territorio di Monterotondo e sul distretto RM 5.1?

  • Assistenza specialistica rivolta a studenti e studentesse con disabilita’ e in condizioni di vulnerabilita’ negli istituti d’istruzione superiore, intervento promosso e finanziato dalla regione lazio all’interno delle risorse previste dal fondo sociale europeo por 2014-20.
  • Alternanza scuola lavoro per gli studenti e le studentesse delle classi terze degli istituti d’istruzione superiore (in tutto circa 500 ogni anno), all’interno delle attività del servizio distrettuale Cserdi rivolto a persone adulte con disabilitò. La finalità e’ quella di lavorare sulle soft skills/competenze trasversali (partecipazione attiva, relazione con l’altro, senso di responsabilita’, affidabilita’, capacita’ di ascolto), considerandole competenze indispensabili per affrontare qualsiasi ruolo professionale e contesto lavorativo.
  • Progetti di inclusione negli Istituti Comprensivi del Distretto RM 5.1 (monterotondo, mentana e fonte nuova), per realizzare prodotti socialmente utili finalizzati alla riqualifica di aree delle scuole o del territorio attraverso le competenze proprie dei laboratori del cserdi (riuso, ceramica, orticolturale, orientamento alla scelta).

Quali i bisogni che gli operatori della cooperativa impegnati nei servizi per l’inclusione scolastica e nell’alternanza scuola lavoro hanno riscontrato? Rispetto all’area di intervento che tipo di esigenze emergono da parte degli utenti e della comunità in cui sono inseriti?

  • L’aspetto che emerge con grande forza, nel lavoro con le studentesse e gli studenti delle scuole superiori, è la scoperta della reciprocità, ossia di una relazione in cui scoprire l’altro/a e mettersi in gioco in un modo nuovo. I ragazzi e le ragazze, nella maggior parte dei casi, arrivano al Cserdi non avendo idea di cosa faranno; chi frequenta lo Cserdi, allo stesso modo, in ogni passaggio di testimone fra un gruppo classe e l’altro si prepara ad una nuova accoglienza di giovani pieni di energia e vivacità. In questo incontro, le operatrici e gli operatori (educatori, psicologi, terapisti occupazionali, operatori socio sanitari) si fanno strumento per favorire uno scambio, in cui gli studenti e le studentesse scoprono di poter imparare da uomini e donne giovani e meno giovani che a loro volta si scoprono maestri d’arte nella ceramica, nel riuso, nell’orticoltura.
  •  All’interno delle scuole superiori, invece, da diversi anni è possibile osservare un aumento dei bisogni di tutti i ragazzi e di tutte le ragazze, indipendentemente da una condizione di disagio certifcata.

Cosa significa tutto questo?

Dal nostro spazio di osservazione, riteniamo che si debba superare l’impostazione di figure uniche a cui delegare la risoluzione di questioni problematiche… la comunità deve poter essere una comunità educante, in cui le responsabilità siano diffuse e condivise, come anche le strade da percorrere e i risultati da raggiungere.

Alla luce dell’esperienza maturata dalla cooperativa nei servizi sopracitati, quali proposte potrebbe avanzare Il Pungiglione alla politica e alle altre realtà sociali per migliorare l’offerta? 

  • Individuare con le scuole e con gli enti locali modalità di collaborazione più efficaci e legate ad una programmazione territoriale e non solo alla gestione di interventi di emergenza ovvero su singoli progetti.
  • Trasformare le scuole in presidi di comunità, per la realizzazione di attività e progetti da parte delle cooperative sociali e delle associazioni del territorio, delle famiglie, dei giovani, delle bambine e dei bambini.

 

 

Il centro diurno Elianto: un’eccellenza riconosciuta dalla comunità a rischio chiusura

Nell’ambito della campagna Daje! Monterotondo – dove si riunisce il mondo, lanciata dalle cooperative Iskra, Folias e il Pungiglione e in linea con i punti programmatici del manifesto che l’accompagna, vi proponiamo una serie di interviste ai referenti dei servizi rivolti alla comunità che sono presenti sul territorio della città. Vogliamo, in questo modo, rimarcare il valore che da sempre ricoprono le politiche sociali per Monterotondo, senza però chiudere gli occhi di fronte alle difficoltà e ai bisogni inascoltati.

Partiamo parlandovi del centro diurno Elianto, servizio del distretto RM 5.1 fondamentale per gli anziani e le loro famiglie che rischia, però, di chiudere.

Cosa significa avere sul territorio di Monterotondo una struttura come il Centro Diurno  “Elianto” per un persona anziana e per la sua famiglia?

Alessia Fedeli, coordinantrice del centro: Elianto nasce nel 2006 nel territorio del distretto RM 5.1 (Mentana, Fonte Nuova e Monterotondo). È sempre stato un servizio distrettuale. La finalità generale era ed è tutt’oggi quella di – considerato l’invecchiamento della popolazione – sostenere l’anziano e la sua famiglia, nei passaggi che l’invecchiare comporta. Certamente è un modo differente di intervenire sull’anziano perché fino ad un certo punto l’anziano poteva solo essere medicalizzato. In parole povere poteva essere solo curato.

Il centro diurno ha permesso di avere un occhio puntato non solo sulle fragilità e i vincoli, ma anche sulle risorse e le opportunità, che rappresentano i potenziali di sviluppo per qualsiasi persona. Anche l’anziano ha un futuro e, magicamente, si è scoperto che ha desideri, interessi, bisogni, domande e volontà di esserci. In più Elianto, è un servizio radicato nei territori, si muove nel distretto partecipando ad eventi e organizzandoli, mostrando in modo chiaro che ricadute positive ha un servizio come questo, moltiplicando gli effetti, proprio perché l’intervento coinvolge diverse parti delle comunità.

Sempre di più poi le famiglie si sono avvicinate al servizio ponendo le loro questioni sulla relazione coi propri familiari, attivando nel servizio l’interesse a dare sempre più spazio anche ai loro bisogni di capire le proprie emozioni relativamente alle relazioni in casa, per esempio. In più, sapere che il proprio caro è altamente motivato a partecipare, che è ingaggiato in relazioni ed attività interessanti per lui, porta nei nuclei familiari un grande sollievo e benessere e la sensazione di non essere soli con un problema sulle spalle.

Che tipo di lavoro si svolge all’interno del centro e quali professionalità mettete ogni giorno in campo?

Alessia Fedeli, coordinatrice del centro: nel centro diurno lavorano psicologi, educatori, operatori socio sanitari. Queste professionalità contribuiscono, con le proprie competenze – che sono i punti di vista, i vertici osservazione alla costruzione dell’intervento. Prima di lavorare con anziani, lavoriamo con persone, con persone che sono alle prese con un bilancio e con la necessità di trovare il più possibile una coerenza di vita. Sono persone con tanto passato è quello che l’equipe cerca di fare è di costruire con loro un presente, il presente fatto di relazioni nuove, che compensano le perdite di relazioni orizzontali; un presente fatto anche di capacità e desideri lasciati solo in potenza.

Accedere al desiderio e alla curiosità non è cosa da poco e lo vediamo quando vengono al centro i ragazzi che svolgono l’alternanza scuola/lavoro presso Elianto, perché lo sguardo impotente che prima avevano gli “anziani” ha lasciato il posto al desiderio, all’esserci e al contare, al futuro. Pongo una domanda che lascio aperta: forse sarebbe stato meglio avere a che fare con anziani depressi, chiusi nel circolo vizioso delle malattie immaginarie che si auto generano, senza domande, che guardano alla finestra le vite degli altri che vanno avanti?

La cooperativa Iskra – anche alla luce dei risvolti politici che mettono seriamente a rischio la sopravvivenza del centro diurno – quali proposte avanza alla politica e alle realtà sociali del territorio per migliorare l’offerta per gli anziani sul territorio? 

Maurizio Simmini, presidente cooperativa Iskra: La proposta migliore da fare ai politici del territorio è di APRIRE GLI OCCHI per guardare attentamente cosa accade nei  tre comuni del distretto e leggere attentamente le esigenze. Ciò che mette seriamente a rischio la sopravvivenza del Centro Diurno Elianto è la non conoscenza, da parte dei rappresentanti politici, del servizio e dei benefici che riesce ad attivare. Benefici che non sono solo quelli che ricadono direttamente sugli ospiti del Centro, ma anche su tutti i loro familiari, parenti, amici.

Parliamo di una piccola comunità che riconosce il centro come un punto del territorio che genera salute, benessere e cultura dell’integrazione sociale. Attraverso progetti intergenerazionali  e con l’alternanza scuola lavoro, attivata dalla cooperativa Iskra attraverso Elianto, sono cadute le barriere che dividono le generazioni e le persone anziane hanno riacquistato quel ruolo fondamentale di detentori e custodi della saggezza antica e sono essi stessi collegamento tra passato e futuro, diventando collante all’interno del contesto familiare. Qualcuno forse pensa che per le persone anziane vanno bene i Centri Anziani, quelli auto gestiti per intenderci cioè frequentati da anziani autosufficienti, oppure le case di riposo, per quelli non autosufficienti.

Basterebbe ascoltare gli ospiti del centro o i loro familiari e parenti, per capire qual è la differenza tra il Centro Diurno Anziani Fragili e tutto il resto. Basterebbe esaminare con cura i report ed i dati che periodicamente vengono consegnati al distretto, per osservare la mole delle attività che mettono in campo gli operatori del centro e la mole degli eventi che coinvolgono tutta la comunità territoriale. La proposta che un rappresentante istituzionale dovrebbe fare, quando i risultati di un intervento sono così palesemente positivi per così tante persone,  è quella di RILANCIARE, investire ancora là dove si ottengono risultati positivi, se si vuole il benessere della propria comunità.

Abbiamo calcolato che il lavoro di Elianto, in termini di benefici, ricade in maniera diretta su circa 450 persone, tra familiari e parenti, ma sappiamo bene che il numero delle persone che indirettamente beneficiano di questo intervento  è molto più alto. Quindi la mia proposta è di investire sul benessere della comunità e di aprire almeno altri 10 (dieci) Centri Diurni Anziani Fragili su tutto il distretto, non di chiudere l’unico che c’è e che funziona.

Se poi qualcuno obietta che servono i fondi regionali che utilizza Elianto per attivare interventi per minori o disabili perché i comuni non hanno i soldi necessari, rispondo che i tre comuni del distretto dovrebbero fare una forte battaglia unitaria, superando le beghe di partito, attivando le energie delle forze sociali, raccogliendo alleanze nell’associazionismo e nella cooperazione, per richiedere maggiori fondi alla Regione Lazio per il piano di zona del distretto RM 5.1. Noi siamo per questo tipo di battaglie, da sempre, e quindi ci rendiamo disponibili.

 

DAJE MONTEROTONDO: 13 APRILE, LANCIO DELLA NUOVA CAMPAGNA DI ISKRA, FOLIAS E MONTEROTONDO

Lancio campagna

DAJE MONTEROTONDO – DOVE SI RIUNISCE IL MONDO

Sabato 13 aprile 2019 – ore 10

Casa della Pace Angelo Frammartino, Monterotondo

 

Una nuova opportunità di dialogo e condivisione intorno all’idea di una città inclusiva e solidale. È “Daje Monterotondo, dove si riunisce il mondo”, la nuova campagna delle cooperative sociali Iskra, Folias e Il Pungiglione: non una lista civica, ma un appello affinché chi governerà la città non abbandoni il prezioso patrimonio sociale costruito in tanti anni e che ha permesso al territorio di evolversi e svilupparsi, contribuendo a migliorare la qualità della vita dei suoi abitanti.

L’obiettivo di questa nuova iniziativa, che sarà presentata al pubblico sabato 13 aprile alle 10 presso la Casa della Pace “Angelo Frammartino”, è valorizzare l’esperienza storica di Monterotondo come città da sempre solidale, inclusiva e partecipata, anche grazie a un’amministrazione e a una politica che ha investito e ci ha creduto, e – partendo dal passato – arrivare a definire nuove idee per rinvigorire la valenza sociale del territorio.

In un momento in cui nel nostro Paese il lavoro delle realtà sociali che operano tutti i giorni per favorire l’inclusione e il benessere dell’intera comunità è spesso screditato e classificato come puro assistenzialismo e rischia addirittura di essere azzerato, le cooperative che da anni lavorano sul territorio di Monterotondo vogliono evidenziare quanto finora è stato fatto, mettendo al centro i diritti delle persone e ribadendo l’importante ruolo di mediazione sociale che le realtà del terzo settore da sempre ricoprono. Monterotondo è diventata negli anni un modello: tantissimi utenti hanno beneficiato delle politiche sociali e dei servizi offerti dal territorio, guadagnando in dignità e qualità della vita. Tornare indietro sarebbe una sconfitta per tutti.

“Partendo dall’esperienza positiva del nostro territorio – spiegano i promotori della campagna – vogliamo sottolineare che i cosiddetti “corpi intermedi”, cioè tutti gli attori che operano nel sociale, sono fondamentali per prevenire e combattere ogni forma di discriminazione socio-economica. Rappresentiamo le istanze dei più deboli, delle persone che incontriamo quotidianamente nei nostri servizi e vogliamo continuare ad essere portatori di interessi e favorire l’inclusione sociale nella nostra città”.

Questa campagna è un appello a tutta la cittadinanza, a quanti sentono viva l’esigenza di tutelare i diritti dell’intera comunità, di fare rete per lo sviluppo di idee che possano offrire un futuro migliore al territorio, e, in ultima istanza, a chi rappresenta i cittadini e prende decisioni: la politica locale che si accinge a costruire programmi di governo per questa città.

“Daje Monterotondo” si presenta con un manifesto: punti programmatici, concetti fondamentali da cui si intende partire per la realizzazione di nuovi progetti.

La campagna parte da un’idea condivisa delle cooperative Iskra, Folias e il Pungiglione, ma è aperta a quanti sono disposti a impegnarsi attivamente per la crescita di una comunità sempre più accogliente, solidale e attenta ai bisogni di tutti.

 

Emiliano Filippi, operatore sociale di strada, per la campagna “Il lavoro sociale va pagato!”

 

—IL LAVORO SOCIALE VA PAGATO! —
CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE SULLA PRECARIETÀ DEL LAVORO SOCIALE a cura di Iskra Coop Sociale OnlusFolias Cooperativa SocialeIl Pungiglione Cooperativa Sociale

In foto Emiliano Filippi, operatore sociale di strada

Emiliano Filippi ha 34 anni ed è nato a Tivoli. E’ sposato e vive a Montopoli di Sabina (RI) con la moglie e due figli, Milo e Naima, di 2 e 5 anni. E’ un operatore di strada, laureando in Scienze dell’Educazione. Lavora presso il “Cantiere” e “Piccole Canaglie”, due servizi educativi del territorio di Monterotondo (RM) gestiti dalla coop sociale Folias e da quest’anno anche presso l’ Unione dei Comuni della Bassa sabina con progetti di prevenzione all’interno delle scuole, con laboratori con i ragazzi e incontri con genitori e docenti. Ha iniziato questa professione nel 2005 ed ha subito intuito di lavorare in servizi essenziali e vitali per la vita delle persone e dei territori, la cui continuità lavorativa e di servizio non è certa poiché è legata all’esiguità dei finanziamenti. Crede, però, nel cambiamento e considera il lavoro sociale come un piccolo seme che se germoglia può far nascere piante e alberi molto forti, in grado di rinvigorire la società.

(Foto dei ragazzi e delle ragazze del laboratorio comunicazione de Il Funambolo – Cserdi del distretto socio sanitario di Monterotondo, Mentana, Fonte Nuova).

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Mariolina Aveta, coop Iskra, per la campagna “Il lavoro sociale va pagato!”

 

—IL LAVORO SOCIALE VA PAGATO! —-
CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE SULLA PRECARIETA’ DEL LAVORO SOCIALE A CURA DI Iskra Coop Sociale OnlusFolias Cooperativa Sociale Il Pungiglione Cooperativa Sociale.

In foto Mariolina Aveta, assistente sociale.

Mariolina è un’assistente sociale e dall’inizio della sua esperienza lavorativa si è sempre occupata di minori e famiglie in difficoltà. E’ nata a Napoli 52 anni fa e attualmente vive a Monterotondo (RM) con il marito e il figlio di 25 anni. Dopo la laurea in Servizi Sociali ha iniziato a lavorare nel mondo della cooperazione e da 20 anni fa parte della coop sociale Iskra. Oggi è un’operatrice del centro per le famiglie “La locomotiva” – servizio del distretto RM 5.1 gestito in Associazione Temporanea d’Impresa da Iskra, Folias e Il Pungiglione – ed è coordinatrice dei servizi di “educativa domiciliare” e dello “spazio neutro”, sul territorio di Monterotondo. In questa fase socio-economica Mariolina nutre profonde preoccupazioni per la tenuta dei servizi per i quali lavora e per la sua stabilità familiare. Ciononostante continua a credere che quello che fa corrisponde ad un adeguato riconoscimento dei diritti dei cittadini.

( Foto della campagna a cura dei ragazzi e delle ragazze del laboratorio comunicazione de Il Funambolo – Cserdi)

Mara Cesaro, della coop Il Pungiglione, per la campagna “Il lavoro sociale va pagato!”

 

 

— IL LAVORO SOCIALE VA PAGATO! —-
CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE SULLA PRECARIETÀ DEL LAVORO SOCIALE A CURA DI Iskra Coop Sociale OnlusFolias Cooperativa SocialeIl Pungiglione Cooperativa Sociale

In foto Mara Cesaro, operatrice sociale.

Mara Cesaro ha 33 anni ed è nata a Roma. E’ mamma di Calliope (4 anni) e Ettore (5 anni) con cui vive a Monterotondo (RM). Laureanda in Scienze della Formazione, con corso in “Educatore Professionale di Comunità”, lavora dall’età di 20 anni nel settore della cooperazione sociale e dal 2013 Il Pungiglione Cooperativa Sociale. Oggi è operatrice dello spazio giovani “G!G!” e del percorso per le autonomie del Centro Socio Educativo Riabilitativo Diurno Intercomunale del distretto socio sanitario RM 5.1. Per la stessa cooperativa ricopre il ruolo di referente per i Beni Comuni ed è coordinatrice del servizio ristorazione e catering. Lavora sui territori di Monterotondo e Fonte Nuova (RM). Ama molto il suo lavoro che le permette di riconoscersi per ciò vuole e sente di essere: una donna che partecipa attivamente al cambiamento, alla crescita della società e alla restituzione di dignità a persone in difficoltà. Considera la cooperazione come un importante elemento per lo sviluppo del tessuto sociale, ma percepisce ogni giorno la precarietà del settore: la sua attività e i servizi alle persone non hanno – purtroppo – un futuro certo a causa di politiche sociali non sempre lungimiranti!

(Le foto della campagna sono realizzate dai ragazzi e dalle ragazze del laboratorio comunicazione de Il Funambolo – Cserdi, servizio gestito dalla cooperativa Il Pungiglione ) 

Monterotondo, il caso di Largo del Pincetto: il punto di vista delle coop sociali Iskra e Folias

Il 16 marzo notte, in largo del Pincetto, a Monterotondo (RM), è stato appiccato un incendio a un’impresa commerciale aperta solo una settimana prima. Il sindaco, Mauro Alessandri, ha chiesto alla cittadinanza di scendere in piazza e di radunarsi proprio sul luogo dell’accaduto per manifestare solidarietà ai cittadini colpiti e per ribadire che la città è di tutti: ogni luogo e ogni strada deve poter essere frequentato senza paura. Non conosciamo ad oggi il movente ed i colpevoli di questo gravissimo atto, ma è un segnale che ci coinvolge e ci preoccupa e per il quale sentiamo di dare la nostra disponibilità ad agire e riflettere insieme alla città e all’amministrazione comunale. Le cooperative sociali Iskra e Folias hanno lavorato per anni in quella zona, per questo abbiamo deciso di raccontarvi cosa ne pensiamo nell’ambito della campagna #atempodebito.

Vi proponiamo un’intervista doppia a Mirco Pulicari, coordinatore dell’ Unità di Strada Regionale di prevenzione e riduzione dei rischi “Altre Strade” gestita dalle cooperative sociali Folias e Il Cammino e Alessandro Vattimo, coordinatore del progetto distrettuale di educativa di strada e prevenzione  “Eurialo”, gestito dalle cooperative sociali Iskra e Folias,  due operatori che possono spiegarci di che tipo di contesto stiamo parlando.

Quanti anni avete lavorato nella zona di largo del Pincetto e con quali servizi?

Vattimo: Il progetto Eurialo, gestito dal 1999 fino a marzo 2017 dalle cooperative sociali Iskra e Folias, ha previsto una serie di interventi di prevenzione e di partecipazione giovanile nel distretto RM 5.1. In particolare a Monterotondo il servizio si era “evoluto” introducendo nel 2007 l’intervento di educativa di strada che avevamo chiamato “Strambinstrada”. Quest’idea nasce dalla volontà di potenziare il “fare prevenzione” attraverso un’equipe “mobile” che si muovesse ed incontrasse gli adolescenti nei loro luoghi di aggregazione informale, svolgendo con loro attività socio-educative di diverso tipo. Il Pincetto ed in generale il centro storico di Monterotondo è stato uno dei principali luoghi di mappatura, contatto e svolgimento di attività socio-educative da parte dell’equipe con più gruppi di adolescenti.

Pulicari: Il Progetto Altre Strade si occupa di prevenzione e riduzione dei rischi associati al consumo di sostanze stupefacenti e comportamenti sessuali. È un progetto attivo dal 2005 ed opera sul territorio dell’ASL RM 5. Monterotondo, come altri comuni del distretto sanitario, è uno dei luoghi dove avvengono più frequentemente interventi di bassa soglia: contatto con i gruppi che informalmente frequentano piazze, strade, punti di interessi nell’area geografica. Largo del Pincetto, così come le zone circostanti (Parco del Cigno, Via Cavour), sono luoghi di passaggio importanti per il progetto anche se negli ultimi anni si è assistito ad un processo di migrazione dei gruppi storici della piazza verso altri luoghi di Monterotondo. A Largo del Pincetto sono rimasti solo alcuni “affezionati” ma ridotti di numero.

Che difficoltà avete registrato e che tipo di intervento avete messo in campo?

Pulicari: Quello che abbiamo osservato in questi anni è che Largo del Pincetto è sostanzialmente frequentato dallo stesso tipo di utenza che è possibile trovare in altri luoghi del comune (inclusa la passeggiata e il centro commerciale). Ma ha delle specificità (forse simili solo a quelle presenti al Parco Ex Omni/Arcobaleno) che acquisiscono carattere di emergenzialità in momenti specifici:

  • è un luogo conteso, perché è un luogo centrale privilegiato, un punto di osservazione particolare della piazza, un luogo che bisogna necessariamente attraversare, è in prossimità di alcuni edifici abitati;
  • è un luogo dove avvengono trasformazioni, in base all’ora del giorno, al cambiamento del gruppo dominante, al tipo di stagione;
  • è il luogo del conflitto, in passato i residenti e gli “ospitanti” non residenti hanno instaurato delle vere e proprie escalation di affermazione del potere.

L’UDS [Unità di Strada] di Riduzione dei Rischi interviene sui comportamenti associati al consumo e ha una caratteristica d’accesso all’utenza fondamentale: l’astensione del giudizio sul consumo stesso. Quindi, non ha un mandato di intervento diretto su una specificità del contesto ma piuttosto di creazione di sinergie con altri attori del luogo e primariamente, di mantenimento della prossimità con gli utenti… e i frequentatori del “Pincetto” sono stati sempre nostri utenti; non abbiamo mai ricevuto segnali di rifiuto, né richieste di allontanamento: abbiamo effettuato anche diverse consulenze individuali rispetto alle tematiche riguardanti il consumo delle sostanze stupefacenti. Come altri ragazzi incontrati in strada, anche nello stesso comune, si sono fatti avvicinare e conoscere, ci hanno raccontato le loro storie che hanno caratteristiche a volte molto drammatiche, a volte meno.

In questo “luogo di confine”, assieme a noi, a scambiare prassi e sinergie, sono sempre stati presenti gli operatori dell’educativa di strada “Strambinstrada” del progetto Eurialo.

Vattimo: Fino a quando abbiamo lavorato con l’educativa di strada le difficoltà erano di diversa natura. Nel centro storico di Monterotondo si concentrava la “movida” della città soprattutto durante il periodo estivo. Inoltre erano presenti alcune situazioni di uso e consumo di sostanze. Questi due fattori avevano contribuito a creare una certa tensione tra adolescenti ed abitanti del centro storico che sfociava spesso in attriti ed in generale rendevano impossibile una pacifica convivenza.

L’educativa di strada negli anni ha cercato di intervenire in questo contesto diventando in un certo senso un presidio territoriale attraverso una serie di interventi che possiamo riassumere in tre tipi:

  • Mappatura costante dei gruppi informali e promozione di attività socio-educative. Il nostro intervento si traduceva nell’esserci nella quotidianità dei gruppi, nel creare cioè condizioni e climi relazionali tali per cui dentro i problemi era possibile stare insieme e riattivare il desiderio per provare a dare senso a ciò che succedeva. E questo avveniva attraverso le “chiacchiere” con i ragazzi/e ma anche con attività sociali che offrivano ai gruppi un’alternativa possibile al loro modo di stare sul “muretto” ed in relazione al quartiere.
  • Costruzioni di Alleanze territoriali. Nel corso degli anni avevamo costruito una serie di alleanze con diverse realtà, diventando un osservatorio rispetto alle reali esigenze degli adolescenti con l’obiettivo di attivare sinergie di rete e contribuire all’empowerment della comunità. Su un piano istituzionale il servizio restituiva con regolarità all’Amministrazione Comunale le relazioni mensili che riportavano le dinamiche anche di quel quartiere; con le scuole di Monterotondo avevamo avviato strette collaborazioni che ci avevano permesso sia di entrare in contatto con ragazzi/e che difficilmente avrebbero incontrato le risorse territoriali, sia di organizzare eventi congiunti di animazione territoriale in quel quartiere. Con la Polizia Municipale di Monterotondo era nata una stretta collaborazione che negli anni aveva permesso di svolgere insieme ai gruppi, attività informali di sensibilizzazione sul bene comune; con i commercianti del quartiere avevamo costruito un’importante rete non solo per confrontarci sui problemi del centro storico ma anche per “fare insieme”, realizzare cioè degli eventi di animazione territoriale e di prevenzione ed inclusione sociale.
  • Realizzazione di eventi territoriali. Negli anni avevamo costruito due grandi eventi territoriali che svolgevamo a dicembre e luglio insieme alla rete ed ai ragazzi. Era qualcosa di particolarmente significativo perché animava il territorio e rendeva possibile il confronto dentro la comunità sui problemi e sulle risorse di quel quartiere. Gli eventi non erano a sé stanti, ma rappresentavano un pretesto per attivare risorse e confronti sulle dinamiche interne. Il primo evento era la costruzione dell’Albero di Natale della città che coinvolgeva la rete ed i gruppi di ragazzi nell’addobbo dell’Albero di Natale piantato a piazza Duomo ed il secondo era Scendi si Mangia in strada, un festival dei cibi di strada.

Dopo la chiusura di Eurialo che cosa è accaduto?

Vattimo: sicuramente un senso di perdita per la comunità. Una quota di prevenzione è andata perduta. L’andare da ragazze e ragazzi e chiedere loro come stanno, cosa li emoziona, cosa li spaventa, cosa vorrebbero conoscere e cosa sognano di fare e/o diventare serviva a cogliere cambiamenti, registrare nuovi bisogni e decidere di conseguenza strategie di intervento adatte, in particolare per quanto riguarda gli ambiti della prevenzione e dell’inclusione sociale. Il dialogo con il quartiere inoltre permetteva di accogliere i vissuti legati alle difficoltà ed allo stesso tempo favoriva il co-progettare azioni di confronto e superamento delle difficoltà stesse.

Pulicari: Il progetto Altre Strade continua, ma ha perso un partner fondamentale con la chiusura di Eurialo: l’unico progetto che poteva perseguire l’obiettivo del mantenimento di una “longitudinalità” dell’intervento… e lo faceva coinvolgendo i destinatari stessi.

Alla luce del recente incendio appiccato a una nuova impresa commerciale, voi che conoscete i disagi sociali dell’area cosa proponete alle istituzioni locali per il benessere dell’intera comunità?

Pulicari: innanzitutto che io sappia, ancora non si conosce l’entità dell’incendio, le modalità, i probabili colpevoli. Il bisogno dei residenti del centro storico parla di regole, sicurezza, di rivalutazione della “normalità” contro il “disagio”, di gestione del territorio contro una presunta occupazione da parte di non residenti. Credo che dovremmo ripartire da un riflessione collettiva e da una azione di mediazione sociale che coinvolga tutti: la politica, i servizi educativi, i giovani ed i residenti del centro storico. Non dovremmo lasciarci andare ad azioni dettate da sentimenti viscerali che portano solo alla contrapposizione improduttiva. Serve una lettura condivisa del bisogno emergente dell’intera comunità e serve condividere nuove regole. Siamo attenti a costruire un concetto di comunità che ha al centro il benessere e la convivenza, l’integrazione dei servizi che si occupano della marginalità sociale e dei servizi che si occupano del benessere collettivo, la libera circolazione e abitazione del territorio. Concretizzare questo in uno solo intervento, senza la sinergia di diverse agenzie, rimarrebbe comunque controproducente.

Vattimo: Innanzitutto esprimo solidarietà per l’accaduto e mi fa molto piacere la risposta della città. In questi casi non ci sono ricette predefinite. Credo sia necessario potenziare gli interventi di prevenzione che negli ultimi anni hanno subito un taglio di risorse molto importante ed animare i territori per accedere al cambiamento in modo collaborativo e costruttivo piuttosto che rivendicativo. È necessario favorire le condizioni affinché i legami personali e di collaborazione si arricchiscano con l’intento di modificare le rappresentazioni sociali stigmatizzanti, di promuovere la socializzazione, di rinforzare i legami di prossimità e di solidarietà, transitando dai luoghi di cura alla cura dei luoghi.

 

Per la campagna “Il lavoro sociale va pagato!”, Sara Seghizzi della coop Folias

 

—-IL LAVORO SOCIALE VA PAGATO! —-
CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE SULLA PRECARIETÀ DEL LAVORO SOCIALE a cura di Iskra Coop Sociale OnlusFolias Cooperativa SocialeIl Pungiglione Cooperativa Sociale.

In foto Sara Seghizzi, mediatrice culturale e operatrice dell’inserimento lavorativo.

Sara Seghizzi ha 43 anni ed è nata a Milano, città che ha lasciato più di 20 anni fa per trasferirsi a Roma dove vive attualmente con il compagno Simone e con la figlia Frida, di quattordici anni. Laureata in Sociologia, è mediatrice culturale e operatrice dell’ inserimento lavorativo. Lavora nel mondo della cooperazione da 16 anni e oggi, per la cooperativa Folias, si occupa prevalentemente di inclusione sociale di persone disoccupate (giovani, adulti, persone disabili, ex detenuti, tossico-dipendenti, rifugiati ecc…). Svolge la sua attività sui territori di Palestrina, Tivoli, Guidonia, Roma e alcuni comuni della Sabina. L’unica vera preoccupazione che ha rispetto al suo lavoro è che gli investimenti sulle politiche sociali siano sempre più frammentati, senza alcuna progettualità e continuità. La concretezza del lavoro che svolge le permette, però, di registrare ogni giorno cambiamenti positivi per la vita delle persone che sostiene, questo l’aiuta a non perdere l’entusiasmo!

(Le foto della campagna sono realizzate dai ragazzi e dalle ragazze del laboratorio comunicazione de Il Funambolo, gestito da Il Pungiglione)

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