Beni confiscati. Il sindaco di Monterotondo: “i fondi a disposizione non sono sufficienti”

Sono passati poco meno di due anni da quando i beni confiscati alla criminalità organizzata a Monterotondo, sono stati restituiti ai cittadini e sono rientrati, così, ufficialmente nel patrimonio immobiliare del comune. Con il sindaco di Monterotondo, Mauro Alessandri, cerchiamo di capire qual è stato il percorso che ha portato alla confisca e qual è oggi la situazione.

#atempodebito: Sindaco, ricostruiamo la storia dei beni confiscati sul territorio di Monterotondo.

Alessandri: Intanto stiamo parlando di 3 complessi edilizi posti sotto sequestro tra il ’99 e il 2000. Dal 2003 il Comune di Monterotondo ha avviato le trattative perché questi immobili potessero essere acquisiti a patrimonio comunale, citando sempre la nostra volontà di destinarli a fini sociali. Queste trattative erano state avviate con gli uffici dell’Agenzia del demanio, con il custode giudiziario, il commissario straordinario per l’amministrazione e la gestione dei beni confiscati, la prefettura, il tavolo permanente per la destinazione e l’utilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata presso la prefettura di Roma. Nonostante dal decreto di confisca del 2002 noi avessimo avviate queste procedure, sembrava non si arrivasse mai a una conclusione perché questi immobili, oltre al decreto di confisca, erano stati sottoposti anche a altri provvedimenti restrittivi, come la confisca penale, nell’ambito di un procedimento penale pendente presso la Corte d’appello di Lecce. Dal 2010, con la mia amministrazione, abbiamo scritto al Ministro dell’Interno e al Prefetto di Roma per mettere in evidenza che l’ Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata non rispondeva alle nostre richieste. Nel 2011 abbiamo sollecitato nuovamente il prefetto di Roma per intervenire e eliminare gli ostacoli tra noi e l’Agenzia, sottolineando che nel frattempo i beni erano stati occupati. Il 2 marzo 2013 il prefetto Pecoraro convoca il Tavolo Istituzionale Permanente in cui noi ribadiamo la volontà di acquisire questi beni e di gestirli per finalità sociali e porta le nostre istanze all’Agenzia. Finalmente, nel maggio del 2015, sotto al prefetto Gabrielli, arriva la comunicazione dell’Agenzia per i beni confiscati che deliberava la destinazione dei beni al Comune. Dopo la delibera del comune del 16 luglio, nel settembre 2015 l’Agenzia conferma con un verbale che i beni sono finalmente patrimonio del comune di Monterotondo.

#Atempodebito: Il Comune ha ora in mano le sorti di questi beni. Quali sono le destinazioni pensate e individuate per gli immobili?

Alessandri: Le destinazione sono state individuate con apposita delibera di Consiglio comunale e sono destinazioni a scopi sociali per cooperazione sociale, emergenza abitativa, servizi al cittadino. Sicuramente questi beni saranno affidati a quelle persone e a tutte quelle realtà che lavorano nella cooperazione sociale o a quegli enti pubblici che hanno bisogno di uno spazio. Realtà sicuramente individuate tramite bando, ma che devono perseguire scopi sociali.

#Atempodebito: Perché, a distanza di due anni, ancora non sono state avviate le procedure di assegnazione dei beni per la loro adeguata valorizzazione?

Alessandri: Intanto, dei tre complessi, uno fatiscente, in centro storico, è stato abbattuto ed è stata creata una piazza parcheggio intitolata a Angelo Vassallo, sindaco di Pollica. Del complesso abitativo di via Salaria abbiamo acquisito i locali commerciali, uno è stato destinato a luogo di culto alla comunità ortodossa (come destinazione individuata da decreto del Presidente della Repubblica), l’altro è stato bonificato e siamo in contatto per insediarvi il Centro per l’impiego di Monterotondo. Poi abbiamo fatto fare una prima verifica delle persone che occupano gli appartamenti sovrastanti. Dobbiamo sapere chi li ha occupati, se sono residenti e se sono in situazione di indigenza. Se ci sono persone che non hanno diritto, vengono sgomberate e le case vengono affidate ai primi in lista. Altri appartamenti vorremmo destinarli alla cooperazione sociale, secondo il protocollo di Libera per progetti di coworking e co-housing. Con Acea, inoltre, abbiamo già avviato le procedure per allacciare la rete idrica anche per il terzo complesso. Anche in questo bisogna verificare chi occupa gli immobili e solo dopo possiamo assegnarli.

#Atempodebito: L’amministrazione dispone di fondi per aiutare gli assegnatari dei beni a superare le iniziali difficoltà di avvio della gestione sociale dei siti?

Alessandri: Questi complessi vanno messi in sicurezza e dotati di servizi essenziali, abbiamo bisogno di risorse per ristrutturare 6 palazzine, stiamo quindi aspettando un bando della regione Lazio che dovrebbe essere pubblicato a breve. Prima di destinarli dovremmo avere contezza dei fondi provenienti da altri enti, Regione e Stato. Il comune dispone di poche migliaia di euro da investire su questi immobili, ma abbiamo bisogno di risorse ulteriori e procedure per mettere a norma queste strutture.

#Atempodebito: Spesso sui beni confiscati pendono mutui o ipoteche. Vale anche per i beni confiscati a Monterotondo?

Alessandri: Prima dell’acquisizione c’erano 7 milioni di euro di ipoteche. Poi, fortunatamente, prima dell’assegnazione è cambiata la legge e i beni sono stati affidati senza che il comune dovesse estinguere le ipoteche.

#Atempodebito: Cosa pensa del dibattito intorno alla possibilità di vendere i beni confiscati alle mafie?

Alessandri: Venderli a chi? Chi li dovrebbe vendere? Se sono affidati ai comuni e si dà facoltà a loro di venderli al libero mercato si commetterebbe un errore gravissimo perché noi abbiamo fatto questa battaglia per restituire questi immobili alla comunità, trasformandoli da spazio di dolore, sofferenza e di riciclaggio di denaro sporco a spazio di condivisione, cultura. Abbiamo voluto riconsegnare questi luoghi ai cittadini e farvi entrare di nuovo le istituzioni. Se l’esito di tutto questo è che si dà facoltà di venderli, sarebbe una sconfitta dello Stato. Bisognerebbe piuttosto fissare dei parametri: i fondi per la gestione di questi beni dovrebbero essere stanziati a fronte di risultati tangibili raggiunti. La gestione di questi beni non può essere affidata solo alla Regione e ai Comuni, ma dovrebbe essere a livello nazionale.